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COME LA CHITARRA POTENZIA LA TUA MENTE

1. Il suono primordiale: Om come tecnologia della coscienza

Nel Buddhismo tibetano, il mantra Om (o Aum) non è un semplice suono: è il bija, il “mantra seme” da cui si origina ogni vibrazione dell’universo.  

Le sue tre componenti — A, U, M — non sono semplici sillabe, ma tre stati della coscienza:

– A → il corpo, lo stato di veglia, la percezione sensoriale  

– U → la parola, lo stato di sogno, l’immaginazione creativa  

– M → la mente, il sonno profondo, la radice dell’inconscio  

Il silenzio che segue la M è Turiya, la coscienza pura, lo stato in cui i tre livelli si dissolvono in una unica presenza.

Nella pratica meditativa, Om viene sincronizzato con il respiro: la vibrazione attraversa il torace, risuona nelle cavità craniche, modula il sistema nervoso. 

È una tecnologia spirituale che utilizza il suono per modificare lo stato mentale, ridurre l’attività discorsiva e favorire un’integrazione profonda tra corpo, respiro e attenzione.

Questa intuizione antichissima — che la vibrazione possa trasformare la mente — trova oggi conferma nella neuroscienza moderna.

2. La chitarra come Om a sei corde

Fra tutti gli strumenti musicali, la chitarra è uno dei più potenti nel generare vibrazioni corporee:

– il legno risuona  

– le corde producono armoniche complesse  

– il corpo dello strumento vibra contro il torace  

– il sistema nervoso entra in risonanza  

È un Om incarnato.  

Una vibrazione che non si limita a essere ascoltata: si sente nel corpo. 

3. Cosa dice la scienza: i 10 studi che spiegano perché la chitarra cambia il cervello

Negli ultimi anni, la ricerca neuroscientifica ha iniziato a misurare ciò che tradizioni millenarie avevano già intuito:  la musica modifica il cervello in profondità, sia funzionalmente che strutturalmente.

Ecco i 10 punti chiave.

(A) Max Planck Institute – Connettività funzionale nei chitarristi

Alcuni studi del Max Planck Institute, hanno mostrato che i musicisti presentano una maggiore sincronizzazione fra reti sensoriali, motorie e cognitive, visibile anche a riposo tramite magnetoencefalografia.  

Questo implica:

– maggiore coerenza oscillatoria  

– reti più integrate  

– comunicazione più efficiente fra aree cerebrali e fra i due emisferi

(B) Corteccia motoria più sviluppata – Evidenze strutturali nei chitarristi

Uno studio recente ha analizzato alcuni parametri neurologici di chitarristi tramite volumetria, VBM e fMRI a riposo, mostrando differenze significative in:

– spessore corticale  

– volume del corpo calloso  

– volume dell’ippocampo  

– connettività funzionale motoria

La pratica chitarristica, quindi, modificherebbe :

– la corteccia motoria primaria  

– la corteccia premotoria  

– le aree somatosensoriali  

– l’integrazione audio‑motoria

(C) Memoria potenziata – Plasticità ippocampale

Gli studi longitudinali mostrano che la pratica musicale modifica ippocampo e aree prefrontali, migliorando memoria di lavoro e memoria uditiva.

(D) Attenzione – Reti esecutive più efficienti

La pratica musicale potenzia:

– rete fronto‑parietale  

– controllo esecutivo  

– filtraggio delle distrazioni  

– attenzione sostenuta e quindi concentrazione  

(E) Linguaggio – Integrazione audio‑motoria e fonetica

I musicisti mostrano:

– encoding più preciso dei suoni  

– maggiore sensibilità fonemica  

– migliore integrazione uditivo‑motoria  

– apprendimento linguistico più rapido  

(F) Stress – Modulazione neuroendocrina

La musica riduce il cortisolo e modula l’asse ipotalamo‑ipofisi‑surrene, favorendo:

– rilassamento  

– stabilità emotiva  

– resilienza allo stress  

(G) Pensiero divergente – Creatività musicale

Il pensiero divergente, ovvero la capacità di generare soluzioni nuove e non convenzionali, è più sviluppato nei musicisti.  

Questo coinvolge:

– corteccia prefrontale  

– reti associative  

– default mode network  

– rete della salienza  

(H) Studio Università di Montreal – Mielina e sostanza bianca

Lo studio di Steele et al. (Concordia + McGill) della Università di Montreal, ha dimostrato che l’allenamento musicale precoce ovvero suonare la chitarra da tanti anni, aumenta la plasticità della sostanza bianca nel corpo calloso, con:

– maggiore organizzazione delle fibre  

– mielinizzazione più robusta  

– connessioni più rapide ed efficienti  

(I) Materia grigia – Plasticità strutturale nei musicisti

Gli studi volumetrici mostrano:

– maggiore materia grigia in aree motorie  

– maggiore volume ippocampale  

– differenze strutturali diffuse  

(L) Sintesi meditativa – La chitarra come meditazione attiva

Suonare la chitarra:

– attiva simultaneamente aree uditive, motorie, visive ed emotive  

– aumenta dopamina e benessere  

– riduce stress e ansia  

– migliora memoria e concentrazione  

– potenzia la coordinazione  

– favorisce intuizione e creatività  

– radica nel presente  

È una forma di mindfulness sonora, ovvero una meditazione estremamente elevata. Probabilmente la forma di meditazione più elevata, attualmente conosciuta.

4. Il ponte con l’India: Saraswati e Veena

Molto prima della neuroscienza, i Veda indiani avevano già compreso il ruolo cosmico della vibrazione. La dea Saraswati (nella immagine di copertina), seduta su un fiore di loto, suona la veena, uno strumento a corde antichissimo.  

È la dea della conoscenza, della musica e dell’arte.

Perché?  

Perché nella tradizione vedica la vibrazione è conoscenza.  

Il mondo nasce da un suono primordiale.

La chitarra, quindi, è una sorta di veena moderna:  uno strumento che non solo produce musica, ma trasforma la mente.

D’altra parte, come abbiamo ben descritto in un nostro precedente articolo sul “legame invisibile della materia” tutto ciò che ci circonda è fatto di atomi, noi stessi siamo fatti di atomi e la stessa aria che si frappone fra noi e gli altri è fatta essa stessa di atomi; non esiste quindi “soluzione di continuità” nella materia.

La musica, tuttavia, si distingue da tutto questo, in quanto è una “vibrazione” della materia ed è proprio per questo motivo che può essere anche terapeutica e curativa (vedi musicoterapia).

5. Conclusione: la chitarra come architettura del sé

Suonare la chitarra non è solo un passatempo, un hobby, o un diversivo.

È un atto di ingegneria cognitiva.

Ogni scala, ogni arpeggio, ogni accordo, ogni improvvisazione è un micro‑allenamento che rimodella il cervello attraverso i meccanismi fondamentali della neuroplasticità:

– rafforza la memoria di lavoro  

– potenzia l’attenzione selettiva  

– accelera l’elaborazione delle informazioni  

– aumenta la densità della materia grigia  

– ispessisce la mielina delle connessioni neurali  

– migliora la comunicazione fra emisfero destro e sinistro  

– affina il linguaggio, la creatività, la capacità decisionale  

– sviluppa il pensiero divergente, la capacità di generare soluzioni nuove, rapide e non convenzionali  

Chi suona da anni non ha solo più tecnica:  

ha un cervello diverso.

Più veloce.  

Più plastico.  

Più integrato.  

Più efficiente dal punto di vista sinaptico.  

Più resistente allo stress.  

Più capace di apprendere, ricordare, creare.  

Più abile nel trovare soluzioni divergenti, alternative, intuitive, laterali.

La pratica musicale di lungo periodo induce:

– potenziamento sinaptico a lungo termine (LTP)  

– integrazione multimodale  

– ottimizzazione delle reti neurali  

– resilienza cognitiva  

– espansione del pensiero divergente  

La chitarra è una forma di potenziamento della intelligenza : un modo per scolpire la mente attraverso il corpo, per trasformare la vibrazione in struttura, per convertire il suono in architettura neurale.

Suonare la chitarra non è solo fare musica.  È costruire e migliorare se stessi.