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Quando un robot umanoide ti entra in casa

L’arrivo silenzioso di una nuova specie domestica

Per anni abbiamo immaginato i robot come creature industriali: bracci meccanici, fabbriche, linee di montaggio; poi, quasi senza far rumore, è iniziata un’altra era. Una storia che non riguarda l’industria, ma bensì la casa. Il luogo più intimo, più fragile, più umano che abbiamo. Gli umanoidi domestici non sono più prototipi da laboratorio. Sono oggetti reali, acquistabili, programmabili e soprattutto stanno imparando a muoversi fra le nostre cose, a leggere i nostri gesti, a capire le nostre abitudini. Non sono ancora maggiordomi perfetti, però sono presenze e tutto lascia intendere che la loro evoluzione sarà rapida ed incredibile.  

Perché proprio ora ? La convergenza che ha cambiato tutto

Tre forze hanno accelerato la rivoluzione dei “Robot domestici” ed avvicinato il momento in cui saranno presenze diffuse nelle case:

1) A.i. conversazionale: i robot non eseguono più comandi, dialogano. 

2) Visione artificiale avanzata: riconoscono oggetti, ambienti, posture.  

3) Attuatori morbidi e sicuri: possono toccare, afferrare, spostare senza distruggere.

È la prima volta nella storia in cui un robot può, potenzialmente, abitare con noi senza essere un pericolo o un ingombro.

I nuovi abitanti: chi sono gli umanoidi domestici di oggi

Non parliamo di fantascienza. Parliamo di modelli reali, già in circolazione o in fase avanzata di pre‑commercializzazione. Ecco alcuni esempi già acquistabili :

NEO Gamma (1X Technologies)

Il più vicino all’idea di “assistente domestico”.  

Movimenti morbidi, design minimalista, AI conversazionale integrata.  

Pensato per aiutare, non per stupire.

AgiBot A2

Un umanoide elegante, progettato per interazione naturale.  

Perfetto per reception, showroom, ambienti pubblici e potenzialmente per la casa.

Unitree G1 / G1‑P

Non sono “domestici” nel senso classico, ma sono i più accessibili.  

Agili, programmabili, sorprendentemente capaci.  

Il primo passo per chi vuole sperimentare davvero.

Come funzionano davvero in casa: ricarica, autonomia, limiti

Come si ricaricano ?

La maggior parte degli umanoidi domestici usa:

– dock di ricarica (come un Roomba umanoide)  

– oppure ricarica diretta via cavo quando serve rapidità o sicurezza  

I modelli più avanzati stanno introducendo:

– auto‑docking autonomo  

– ricarica intelligente (si ricaricano quando prevedono che servirà più energia)

Quanta autonomia hanno?

Le fonti mostrano un range molto chiaro:

– 2–3 ore di autonomia operativa per i modelli avanzati  

– fino a 5 ore per modelli più leggeri o meno potenti  

– ricarica tipica: 1–2 ore

Gli umanoidi domestici non sono ancora pensati per lavorare H 24.  

Sono pensati per interventi mirati, come un assistente che entra in scena quando serve.

Quanto costano ?

Le fonti online mostrano una forbice molto ampia:

– Entry‑level (Unitree G1): 13.500–27.830 €  

– Mid‑range domestici: 30.000–150.000 €  

– Modelli avanzati o industriali: 150.000–250.000+ €  

– Ricerca e prototipi: fino a 500.000–1.000.000 €

In sintesi:  

oggi un umanoide domestico “vero” costa quanto un’auto di fascia alta o un’auto di lusso, a seconda del modello.

Cosa faranno davvero nelle nostre case

Non puliranno come Roomba, non cucineranno come uno chef, non faranno tutto, però faranno qualcosa di molto più sottile e utile :

– solleveranno pesi per chi non può  

– apriranno porte  

– porteranno oggetti  

– assisteranno anziani e persone con mobilità ridotta o disabilità 

– saranno interfacce viventi per la casa intelligente  

– diventeranno “presenze” che riducono la solitudine

Il loro valore non sarà nella perfezione tecnica, ma nella continuità:  essere lì, sempre, senza stancarsi mai.

A questo punto, la domanda che ci riguarda tutti è: cosa significa convivere con un umanoide ?

Quando un robot entra in casa, non entra solo una macchina. Entra un nuovo modo di percepire:

– la solitudine  

– la cura  

– la dipendenza  

– la privacy  

– il corpo  

– il lavoro domestico  

– la presenza dell’altro

Gli umanoidi ci costringono a guardare noi stessi e a chiederci cosa significa essere umani in un mondo dove l’umano non è più l’unico corpo che cammina, parla e interagisce.

Il futuro prossimo non prevederà il se, ma solo il quando

La domanda non è più “se arriveranno”. Oggi la domanda è: come li accoglieremo? Come strumenti?  Come compagni?  Come specchi?  Come intrusi? La verità è che gli umanoidi domestici non cambieranno solo la casa.  Cambieranno la nostra idea di casa e forse, come sempre, la tecnologia non farà altro che amplificare ciò che siamo già. Forse il vero salto non è tecnologico. È emotivo. È accettare che, per la prima volta, non siamo più soli nel luogo che definisce chi siamo. E allora la domanda finale diventa semplice, quasi infantile: Siamo pronti a condividere la nostra intimità con qualcosa che ci somiglia, ma non siamo noi ?