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L’utero artificiale: viaggio nel cuore futuristico della biotecnologia giapponese

Nelle stanze illuminate da una luce soffusa dell’Università Juntendo di Tokyo, il professor Yoshinori Kuwabara ed il suo team, hanno aperto una finestra su un futuro che fino a ieri apparteneva solo alla fantascienza. Non si tratta di un esperimento isolato, ma di un progetto strutturato: la creazione di un utero artificiale capace di sostenere la vita al di fuori del corpo umano.  

La tecnologia

Il dispositivo, soprannominato Biobag/EVE Therapy, è una sacca trasparente e flessibile riempita di un fluido che riproduce fedelmente le proprietà del liquido amniotico intrauterino materno. Questo fluido non è semplice acqua: contiene elettroliti, nutrienti calibrati e antibiotici per mantenere l’ambiente sterile e prevenire contaminazioni.  

Al suo interno, l’embrione è collegato a una placenta artificiale tramite cordone ombelicale. Un circuito esterno fornisce ossigeno e nutrienti, mentre rimuove anidride carbonica e gli scarti metabolici.  

La sperimentazione

Gli scienziati hanno già condotto test su embrioni di capra, riuscendo a mantenerli vitali per settimane. Le immagini mostrano piccoli corpi sospesi in un ambiente sterile, monitorati da schermi che registrano battiti cardiaci e parametri vitali. Ogni pompa, ogni sensore, ogni membrana è calibrata per imitare la fisiologia materna con una fedeltà impressionante.  

Le prospettive

Il primo obiettivo non è creare esseri umani “fuori dal corpo”, ma offrire una nuova chance ai neonati estremamente prematuri. Invece di lottare in incubatrici tradizionali, potrebbero crescere in un ambiente che riproduce fedelmente l’utero, riducendo rischi e complicazioni.  

La prospettiva più radicale, tuttavia, è un’altra: la possibilità di una gestazione completamente extrauterina ovvero di una Ectogenesi completa.. Una rivoluzione che solleva domande etiche e filosofiche: cosa significa nascere, se la nascita non avviene più dentro di noi ?  

Tra scienza e società

Il Giappone, con questo progetto, si pone all’avanguardia mondiale del settore, ma la tecnologia non è neutra: porta con sé interrogativi su maternità, libertà riproduttiva e controllo sociale. È un terreno dove la scienza avanza, ma la società deve ancora decidere come accoglierla.