Quando l’ipofisi decide di non fermarsi.
Sultan Kösen non è solo un uomo alto: è una struttura vivente, una colonna di carne e ossa che sfida ogni proporzione umana. Nato nel 1982 in un villaggio vicino a Mardin, in Turchia, Sultan ha cominciato a crescere oltre ogni previsione intorno ai dieci anni. A sedici era già più alto di suo padre. A venticinque aveva superato i due metri e mezzo. Oggi, con i suoi 251 centimetri, è l’uomo vivente più alto al mondo, certificato dal Guinness World Records.
Tuttavia dietro questa verticalità estrema non c’è magia, bensì c’è una ghiandola grande come un chicco di mais: l’ipofisi.
Situata alla base del cervello, in una cavità ossea chiamata sella turcica, l’ipofisi è il direttore d’orchestra del sistema endocrino. Tra i suoi strumenti più potenti c’è il GH (Growth Hormon), l’ormone della crescita. Nel caso di Sultan, l’ipofisi ha cominciato a produrre GH in modo incontrollato, a causa di un adenoma ipofisario: un tumore benigno che stimola la secrezione ormonale. Il GH in eccesso ha agito su ossa, cartilagini e tessuti molli, provocando una condizione nota come gigantismo.
La crescita corporea è un meccanismo biologico complesso, influenzato da fattori genetici, ormonali, nutrizionali e ambientali. Il GH stimola il fegato a produrre IGF-1, un fattore insulino-simile che media gli effetti anabolici. Il sonno profondo, soprattutto nella fase NREM, è uno dei momenti chiave per la secrezione del GH. Anche lo stress cronico può alterare l’asse ipotalamo-ipofisi, disturbando il ritmo della crescita.
Nel caso di Sultan, il tumore ha by-passato ogni regolazione naturale. Il suo corpo ha continuato a crescere anche in età adulta, deformando le articolazioni e rendendo difficili gesti quotidiani come camminare, sedersi o entrare in un’auto. Le sue mani misurano 27.5 cm, i piedi 36.5 cm, corrispondenti a una taglia di scarpe di oltre 60: una misura che nessun calzaturificio produce in serie.
Nel 2010, Sultan è stato sottoposto a radioterapia stereotassica, una tecnica che ha colpito il tumore con precisione millimetrica. Da allora, la sua crescita si è fermata. Ma il corpo che ha lasciato dietro è un archivio vivente di eccessi endocrini: una voce profonda, una postura che sfida la gravità, una presenza che trasforma ogni stanza in un tempio.
Sultan oggi vive una vita semplice, ma ogni suo passo è una testimonianza anatomica e fisiologica che sfida ogni limite. Il suo corpo è un documento biologico, una reliquia endocrina, un monumento alla potenza e al mistero dell’ipofisi e del suo fattore ormonale di crescita GH.

